Leggere a voce alta, fino a che età?

Martedì 03 Marzo 2015

Perché? Ad un certo punto bisogna smettere? Me lo dovevano dire prima. Perché io leggo a voce alta tutte le sere ai miei bambini e sono grandicelli, 7 e 9 anni. Ho fatto una ricerca in rete e sono saltati fuori migliaia di studi e articoli su quanto faccia bene leggere ai bambini. Ma non ci sono indicazioni (ma neppure controindicazioni) oltre i 6 anni.

Perché a 6 anni iniziano a leggere da soli, diventano autonomi. Magari leggiamo per loro ancora un anno o due, poi basta. È tempo di leggere da soli. Davvero?

A volte ricevo sguardi strani quando dico che sto leggendo zanna Bianca ai miei figli. “Ma tu gli leggi ancora?”. È vero, lo ammetto, sono stata sviata da Pennac. Ho letto per la terza volta “Come un romanzo” e di nuovo ne sono rimasta affascinata.

Mi è tornato alla mente quando, alle superiori, la prof. di lettere ci leggeva dei brani dei romanzi che l’avevano appassionata. Proprio come Pennac quando stupisce e rapisce l’attenzione dei suoi studenti leggendo loro le prime pagine de “Il Profumo” di Suskind. Quelli erano i momenti più belli della settimana.

A volte la buona prof. D. ci dava tregua e leggeva per noi “I Promessi Sposi” o “Orlando Furioso”, senza chiedere spiegazioni o parafrasi, solo per il piacere dell’arte. Non è così anche con gli audiolibri? Non ci permettono forse di goderci un buon romanzo letto da una voce calda? Non è una coccola?

Potevo io togliere questo piacere a due ragazzini delle elementari solo perché sono grandi abbastanza? Che poi ho pensato, loro leggono, leggono molto, ma cosa? Percy Jackson, Gregor, Eragon, fumetti,… probabilmente saghe e romanzi ben scritti e adatti alla loro età, coinvolgenti, in ogni caso dei libri. Ma non i classici della letteratura per bambini e ragazzi: Rodari, Jack London, Jules Verne, Roald Dahl, Tolkien, Twain.

Ma poi ho capito. È il ritmo che non regge. Ragazzini iperstimolati, abituati a cartoni, film e videogiochi dai ritmi incalzanti, adrenalinici il più delle volte. E per le bambine, beh, non conosco bene il genere, ma da quello che ho capito “Pippicalzelunghe” e “Piccole donne” sono un altro mondo rispetto a Violetta, le Monster High e compagnia. Non riescono a rallentare al passo di un classico. Aiutarli a farlo spetta a noi.

Se io avessi affidato “La fabbrica di cioccolato” a Mattia non avrebbe mai superato le 20 pagine. E invece no. Lo abbiamo iniziato insieme. Certo a volte sentivo sospirare dopo 4 o 5 pagine in cui succedeva poco o niente, ma a volte erano anche pazze risate.

E così quell’abitudine iniziata quando avevano pochi mesi prosegue ancora, crescendo con loro. Siamo scesi al centro della terra con Jules Verne, abbiamo fatto amicizia con il Gigante di ferro di Hughes. Ora siamo alle prese con Zanna Bianca, che io ho amato alla follia, e che ora riscopro con tutta la sua violenza. Ed è una lettura a singhiozzo perché è difficile. Il linguaggio è arcaico, le frasi lunghe, i vocaboli sconosciuti. Ma piace, piace anche nella sua lentezza, nel suo incedere tranquillo come i fiumi del Wild.

Questa abitudine mina la loro indipendenza? Il dubbio mi è venuto. Non è che li sto trattando da bimbi più piccoli di quello che sono? Che sia più io ad averne bisogno, perché stanno crescendo troppo velocemente? Sì, il fatto che crescano mi turba un po’. Che sia quello? Forse sbaglio. E poi no. Chissenefrega delle teorie pedagogiche (o no?)

Noi la sera si legge insieme. A volte siamo in 6 sul lettone, mamma, papà, bambini e gatti che passeggiano sulle nostre pance. E anche il papà se la gode questa lettura. Perché la lettura a voce alta fa bene anche ai grandi, rilassa, regala un momento di intimità.
Il prossimo viaggio? “Flatlandia”!

 




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