Principi base di tutela della maternità

Il test di gravidanza è appoggiato sulla mensola del bagno, tu stai lì a tenere il tempo con i piedi e a rosicchiarti le unghie, butti un occhio all'orologio e sbirci sopra la mensola... due belle virgolette rosa, chiare e nitide, ti sorridono: sei incinta! Un turbine di emozioni si espande nei due metri quadri del bagno, le piastrelle iniziano a gocciolare vapore e la tua fronte pure, perché, oltre all’inevitabile felicità, sai che questa notizia, sarà un terremoto nella tua vita.I minuti passano e mentre la tua mente inizia a spannarsi e il cuore riprende battiti regolari, tu inizi a riflettere.

Tra i primi dubbi, paure e perplessità, quasi certamente si affaccerà alla mente il problema lavoro.

Ora cosa faccio? Lo dico? Non lo dico? E se lo dico cosa succederà?

Queste le domande più comuni cui spesso, non troviamo risposta, sempre in bilico tra il credere che se avere un figlio è per noi un’opportunità, per altri sarà di sicuro una scocciatura e, presto o tardi, saremo penalizzate e forse ne pagheremo anche le conseguenze.Non è così o per lo meno, così non dovrà essere e per questo, su molti aspetti, è necessario fare chiarezza.

La maternità, la cura dei figli e del nucleo familiare sono tutelate dal nostro ordinamento in tutti i loro aspetti, sia come espressione del nostro essere individui, sia come sviluppo essenziale della società stessa. La normativa cui far riferimento è il D. Lgs 151/2001, che ha raccolto la maggior parte delle disposizioni legislative e che tratta l'argomento in tutti i suoi aspetti.

Prima di tutto è bene sapere e sottolineare, che, una volta scoperto il nostro nuovo stato, non esiste alcun obbligo di comunicazione al datore di lavoro, per lo meno fino a quando non abbia inizio il periodo di astensione obbligatoria, o salvo che non si svolgano mansioni considerate a rischio. Quest’obbligo non sussiste nemmeno, nel corso di eventuali colloqui di lavoro, che siamo chiamate ad affrontare e l'eventuale pretesa di queste informazioni, costituisce violazione di obblighi di legge. Ovvio che sarà il buonsenso a indicarci, volta per volta, come sia migliore e opportuno agire, affinché le nostre scelte non siano discriminatorie per nessuno.

Dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno del bambino, la lavoratrice non può essere licenziata né sospesa, salvo casi specifici previsti dalla legge, quale colpa grave, esito negativo del periodo di prova, scadenza del termine contrattuale e cessazione dell’attività e, eventuali dimissioni volontarie, devono essere convalidate dalla Direzione Provinciale del Lavoro, per accertare che non siano il frutto di pressioni da parte del datore di lavoro o addirittura dimissione obbligate.

Durante il periodo di gravidanza, e finché la lavoratrice continua a prestare la sua attività, diverse sono le misure di sicurezza volte a tutelare la sua salute e quella del nascituro.

  • E' vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, a mansioni che comportino l'esposizione ad agenti chimici, tossici o a radiazioni ionizzanti, e a tutti gli altri lavori che sono indicati dalla legge come faticosi e insalubri.
    Rientrano tra quest’ultima categoria lavorazioni previste da specifiche norme di legge, nonché lavori su scale e impalcature, lavori di manovalanza pesante, lavori che comportino la posizione eretta per più di metà dell’orario, lavori che utilizzano apposite macchine che comportino sforzo e affaticamento nel loro utilizzo, lavori in reparti di malattie infettive, lavori a bordo di navi, treni, aerei, pullman e ogni altro mezzo di locomozione in movimento.
  • E’ vietato adibire la gestante a lavoro notturno dalle ore 24 alle ore 6. Nel caso in cui la lavoratrice in attesa svolga una di queste attività, previa comunicazione del suo stato al datore di lavoro, deve essere immediatamente spostata ad altre mansioni, che, se pur di carattere inferiore, mantengano la stessa qualifica e la stessa retribuzione.
    Ove ciò non sia possibile, sarà predisposta l’interdizione dal lavoro e l’inizio immediato dell’astensione obbligatoria.

Le lavoratrici gestanti hanno altresì diritto a permessi retribuiti per effettuare esami prenatali, accertamenti clinici o visite specialistiche, qualora questi si svolgano nel normale orario di lavoro, e dietro presentazione di documento giustificativo che attesti data e ora dell’esame.

Questi ovviamente i principi base e le tutele principali, nonché i diritti, cui dare attuazione con l’inizio dello stato di gravidanza, cui aggiungere tutte le attenzioni dettate dal buon senso e dalla consapevolezza che, se in presenza di un buono stato di salute, è opportuno e auspicabile continuare la propria attività lavorativa, è altrettanto vero che portare noi stesse sul posto di lavoro, significa portare con noi anche la nostra pancia, merita di sicuro tutte le accortezze del caso.

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Maria Elena Bravi

sono Mamma di un bambino che tra poco compirà tre anni e in attesa di una bambina per l'arrivo della primavera. Moglie, madre, lavoratrice, tutto a tempo pieno.

Grazie ai miei studi giuridici, lavoro nel campo della consulenza legale aziendale, curo il blog Mamma Piky e faccio l'acrobata tra tutti gli impegni della giornata. Per BBMag affronterò il tema della maternità e della famiglia dal punto di vista legale.